L’11 gennaio 2026 p. Salvatore Nipitella sj è tornato alla Casa del Padre.
La notizia della sua morte ha raggiunto l’AGEVO in silenzio, come silenziosa e discreta è stata gran parte della sua presenza tra noi.
Dal 2008 al 2018 p. Salvatore ha accompagnato l’Associazione come referente della Compagnia di Gesù, condividendone da vicino una fase decisiva della sua storia.
Sono stati anni di crescita, di assestamento e di passaggi importanti sul piano formativo, organizzativo e spirituale. In quel tempo, p. Salvatore è stato per l’AGEVO una presenza fedele, capace di stare accanto senza occupare spazio, di orientare senza imporre, di custodire senza irrigidire.
Non è stato semplicemente una figura di riferimento “istituzionale”. Chi lo ha incontrato lo ricorda come padre nella fede, attento alle persone prima che alle strutture, capace di ascolto e di parole essenziali. Nei momenti di confronto, nelle assemblee, nei convegni e nelle supervisioni, aiutava a riportare ogni riflessione al centro dell’esperienza spirituale, evitando che l’urgenza delle decisioni facesse perdere di vista ciò che davvero conta.

Molti ricordano il suo intervento al Convegno AGEVO del 2015, quando parlò della “fede atea”. Con questa espressione, p. Salvatore invitava a riconoscere il rischio di una fede che, senza accorgersene, rimane legata a immagini riduttive di Dio, costruite a misura dei propri bisogni o delle proprie sicurezze. Il suo richiamo non era teorico, ma profondamente pastorale: tornare a una fede evangelica, capace di lasciarsi convertire dallo sguardo di Dio e di riconoscere la presenza reale di Gesù non solo nei segni sacramentali, ma anche nella comunione delle persone che cercano insieme la sua volontà.

In questa luce, p. Salvatore amava rileggere tutta la vita dell’AGEVO. I gruppi EVO, le supervisioni, la formazione, i momenti decisionali e gli incontri associativi non erano per lui soltanto strumenti o passaggi organizzativi, ma luoghi abitati dal Signore, ogni volta che erano vissuti nel suo nome. Un invito semplice ed esigente: vivere l’AGEVO come corpo vivo, chiamato a generare frutto insieme, rimanendo unito a Cristo.

Il suo stile è stato sobrio, pacato, mai sopra le righe. Non cercava visibilità, ma lasciava tracce profonde. Ha accompagnato le guide con rispetto e fiducia, aiutandole a custodire uno stile ignaziano fatto di ascolto, discernimento e responsabilità personale. Anche quando richiamava con chiarezza, lo faceva sempre per custodire la comunione e mantenere aperto lo spazio dell’incontro con il Signore.

Oggi l’AGEVO affida p. Salvatore al Padre con gratitudine. La sua eredità rimane nel modo di guardare alla vita associativa come a una casa abitata, dove anche i momenti più ordinari possono diventare luogo di presenza e di discernimento, se vissuti con cuore semplice e disponibile.

Lo ricordiamo con affetto e continuiamo a portarlo nella preghiera, certi che il Signore, che ha accompagnato il suo servizio, continuerà ad accompagnare anche il nostro cammino.
L’Agevo.




